SI DECIDE IL FUTURO D’AMERICA Un ‘pezzo’ mai visto mentre già si …

Novembre 5, 2008 di il Politico.it  
Nel canale Politica

SI DECIDE IL FUTURO D’AMERICA
Un ‘pezzo’ mai visto mentre già si vota. Analisi della situazione

Novembre 4, 2008 di Redazione 

Questo è il giorno che può cambiare la storia. McCain contro Obama: a mezzanotte (ora italiana) comincia lo spoglio. il Politico.it vi propone un’ultima grande analisi della situazione elettorale stato per stato. Come andrà a finire la corsa alla Casa Bianca.

Nella foto, Barack Obama: l’endorsement è l’indicazione pubblica di voto, la nostra è qualcosa di diverso, e tuttavia vogliamo ugualmente indicare qui, prima dello spoglio, la nostra preferenza per il candidato Obama

 

di Lorenzo PREGLIASCO

Il giorno delle elezioni è arrivato. È tempo anche per noi di pubblicare l’ultima mappa elettorale prima dei risultati di questa notte. Questa analisi si baserà su quattro elementi. I sondaggi - stato per stato e nazionali - la storia elettorale, le statistiche demografiche e analisi personali.

Se guardiamo alle dinamiche degli ultimi giorni della campagna elettorale e del voto anticipato, il risultato di stanotte se non già scritto è quantomeno tratteggiato da molti e tendenzialmente univoci elementi.

Barack Obama è il netto favorito per la vittoria finale in queste elezioni, per almeno quattro ragioni che solo in parte si riconducono ai sondaggi.

  • La crisi economica ha spostato l’attenzione su un terreno a lui più favorevole, permettendogli di accusare le politiche economiche di Bush e di stigmatizzare la continuità tra McCain e il presidente uscente.
  • La capillare organizzazione stato per stato della sua campagna presidenziale ha acceso la mobilitazione dei suoi sostenitori e ha portato molti democratici alle urne già prima di oggi.
  • Il Partito Democratico si è largamente riunito intorno alla figura del suo candidato presidente, un fatto difficile da prevedere all’inizio dell’estate ma che si è tradotto, stando all’ultimo sondaggio Gallup, in un sostegno che è più forte tra i democratici per Obama (90%) che tra i repubblicani per McCain (87%).
  • La scelta di Sarah Palin, chiamata in corsa per galvanizzare la base del GOP e intercettare il voto femminile, si è rivelata nel medio periodo una mossa avventata e controproducente.

La prudenza impone comunque di segnalare che questa corsa presidenziale è più difficile da valutare rispetto a quella del 2004, in prima istanza perché gli Stati Uniti non hanno mai conosciuto un afro-americano candidato alla Casa Bianca. Si parla molto di effetto Bradley; quello che è certo è che sbilanciarsi in modo netto sarebbe sbagliato.

 

Ma ragioniamo sulla mappa. Il numero magico è sempre 270: chi raggiunge i 270 voti elettorali diventa Presidente degli Stati Uniti. In caso di parità, 269 a 269, il Presidente viene eletto dalla Camera dei Rappresentanti (al momento a maggioranza democratica).
In rosso gli stati “solid McCain”, cioè quelli in cui McCain è in forte vantaggio; in arancione i “leaning McCain” = stati in cui McCain ha un lieve vantaggio; in grigio i “toss-up” = stati assolutamente in bilico; in azzurro “leaning Obama” = lieve vantaggio Obama; in blu “solid Obama” = forte vantaggio Obama.

 

La mappa è stata elaborata a partire da quella disponibile su RealClearPolitics.com

Questi i cambiamenti dal 24/10 al 04/11:
INDIANA: leaning McCain -> toss-up
ARIZONA: solid McCain -> leaning McCain

OBAMA: 273 -> 273
MCCAIN: 174 ->
163
TOSS-UP: 91 -> 102

La strada per una vittoria repubblicana è molto stretta. In estrema sintesi, se McCain non vince almeno uno tra Pennsylvania e Virginia è pressoché impossibile che riesca a farcela. Ma l’ostacolo più alto per i repubblicani è dato dal fatto che, primo, potrebbe non bastare vincere PA o VA per ottenere i 270 grandi elettori, e, inoltre, la vittoria in uno di questi due stati, o anche in entrambi, verrebbe vanificata da una sconfitta - possibile - in Florida o Ohio, e rischierebbe di essere inutile anche se Obama vincesse Missouri e Indiana.

A questi stati si aggiungono poi altri territori da tenere d’occhio. Tra questi sicuramente il South West, dove Obama è davanti in Colorado e New Mexico mentre la situazione sembra più incerta in Nevada, nonostante i risultati del voto anticipato facciano sperare i democratici. E inoltre l’Arizona, stato di origine di McCain, sembra tornato in gioco con i suoi 10 voti elettorali. E poi le Northern Great Plains, lassù al confine con il Canada, dove Montana e North Dakota - due stati che avevano votato Bush con oltre il 60% quattro anni fa - stando ai sondaggi potrebbero andare dalla parte di Obama.

COLORADO (9): Clinton lo vinse nel 1992, poi dal 1996 al 2004 ha sempre votato per i repubblicani. Che cosa fa sperare McCain? La tendenza delle ultime elezioni. Che cosa fa sperare Obama? Il voto anticipato, molto sfruttato nel Centennial State, e la scelta degli avversari di ridurre gli sforzi qui. Oltre ai sondaggi.
Stima: leaning Obama

NEVADA (5): è sempre stato vinto con meno del 3% di margine dal 1992 in avanti. La grande popolazione ispanica (il 22%) avvantaggia certamente Obama, mentre McCain ha dalla sua i conservatori delle zone rurali e un appoggio non troppo implicito della lobby dei gamblers, i giocatori d’azzardo - schiera di cui il candidato repubblicano fa parte da tempo. I sondaggi ravvisano un lieve vantaggio per Obama, ma la notte sarà lunga nel Silver State.
Stima: toss-up

NEW MEXICO (5): combattutissimo nel 2000 e nel 2004, sembra premiare Obama la presenza del governatore Bill Richardson, suo sostenitore e papabile per il Dipartimento di Stato in caso di vittoria democratica, come pure l’impressionante quantità di ispanici (42%). Anche i sondaggisti sembrano ormai non preoccuparsi più della Land of Enchantment.
Stima: leaning Obama

ARIZONA (10): lo stato più popoloso del South West è anche lo stato di origine di John McCain. Alcuni analisti intravedono nel Grand Canyon State la possibile replica di quanto accadde nel 2000 in Tennesee, stato natale di Al Gore strappatogli dal rivale George Bush. I sondaggi indicano comunque un vantaggio dei repubblicani.
Stima: leaning McCain

MINNESOTA (10): dal 1976 sempre democratico, si era parlato di una possibile sorpresa repubblicana nel caso in cui il vice di McCain fosse stato Tim Pawlenty, governatore del North Star State. I sondaggi e la rinuncia di McCain di fare campagna qui negli ultimi giorni sono un indicatore attendibile su come voterà questo stato.
Stima: leaning Obama

WISCONSIN (10): pochi voti lo consegnarono, tanto nel 2000 quanto nel 2004, ai democratici. Ma il Badger State confina con l’Illinois e Chicago, terra di Obama, da cui frotte di volontari sono state spedite in questi giorni.
Stima: leaning Obama

IOWA (7): Gore prima e Bush poi lo vinsero per meno dell’1%, ma il legame speciale con Obama, cui ha regalato la prima e decisiva vittoria nei caucus democratici di gennaio, combinato con l’opposizione di McCain ai sussidi per il biofuel - il Tall Corn State vive di agricoltura -, mette la parola fine sulla possibilità che quest’anno stia con i repubblicani.
Stima: leaning Obama

MICHIGAN (17): must win state per Obama, è considerato dalla sua parte da quando McCain ha deciso di abbandonare la campagna elettorale nel Wolverine State per concentrarsi in altri stati incerti.
Stima: leaning Obama

OHIO (20): proseguendo nella Rust Belt, la cintura industriale degli Stati Uniti, si incontra lo stato da vincere per i repubblicani. Nelle ultime undici elezioni chi ha vinto l’Ohio ha vinto la presidenza, e mai l’elefantino è andato alla Casa Bianca senza il Buckeye State. Bush vinse nel 2000 e nel 2004, Obama ha faticato molto nelle primarie. Ma la tempesta economico-finanziaria, particolarmente avvertita qui, sembra dare più di qualche possibilità ai democratici.
Stima: toss-up

PENNSYLVANIA (21): un altro stato essenziale per Obama, come il Michigan. Kerry prevalse solo di due punti, Gore di quattro. È uno stato essenzialmente democratico, grazie soprattutto a Philadelphia, ma gran parte dell’Est e del Sud, verso gli Appalachi, guarda con favore ai repubblicani. Anche qui la crisi economica sta giocando un ruolo, e la secca sconfitta patita da Obama nelle primarie contro la Clinton sembra un lontano ricordo. Nonostante, è bene ricordarlo, l’impegno profuso da McCain in questo stato, nel quale ha convogliato le risorse prima impiegate in Michigan e al quale i repubblicani hanno affidato le poche speranze residue di conquistare la Casa Bianca.
Stima: leaning Obama

NEW HAMPSHIRE (4): stato difficile da decifrare, ha deciso le elezioni del 2000, sottraendo a Gore, per meno di 7.000 voti, 4 decisivi grandi elettori. McCain è molto legato a questo stato, come Obama all’Iowa. Inoltre Obama ha subito una brusca battuta d’arresto contro la Clinton a gennaio, quando i sondaggi furono smentiti dai voti reali. Il Granite State è da tenere d’occhio, ma i sondaggi delineano un margine piuttosto rassicurante per il senatore dell’Illinois.
Stima: leaning Obama

WEST VIRGINIA (5): tendenzialmente democratica fino al 1996 - qui vinsero Humphrey nel 1968, Carter nel 1976 e nel 1980, Dukakis nel 1988, e poi Clinton due volte -, ha votato per i repubblicani dal 2000, con Bush vincente prima di 6 e poi di 12 punti. Con la Clinton in campo la partita nel Mountain State sarebbe stata del tutto aperta, ma con Obama, schiacciato nelle primarie democratiche, McCain ha il favore del pronostico. Nonostante le difficoltà economiche, che questo stato vive molto da vicino, essendo il territorio con il più basso reddito pro-capite degli Stati Uniti.
Stima: leaning McCain

VIRGINIA (13): i repubblicani hanno sempre vinto dal 1968 in avanti. Stato convenzionalmente del Sud, ha però una quota significativa dei suoi abitanti intorno a Arlington, una sorta di sobborgo di Washington - città fortemente democratica -. Una forte affluenza da parte degli afro-americani e dei giovani, combinata con il traino di Mark Warner, popolare ex governatore candidato al Senato e forte nel Sud-Ovest tendenzialmente conservatore, potrebbe aprire la porta alla vittoria di Obama, che ha molto investito in questo stato e sembra premiato dal voto anticipato. Ma la Mother of Presidents è anche terra di molti veterani, che simpatizzano in gran parte per il veterano Mac, e i sondaggi più recenti registrano un riavvicinamento tra i candidati.
Stima: toss-up

NORTH CAROLINA (15): Jimmy Carter fu l’ultimo democratico a vincerla, nel 1976. Si tratta di una sfida per la campagna di Obama, che punta molto su nuove registrazioni, studenti - il Tar Heel State ospita una gran quantità di college - e afro-americani (il 22% della popolazione). Vero è che i bianchi adulti, che costituiscono di gran lunga la maggioranza della popolazione dello stato, stanno con McCain. Ma la partita è aperta, specie grazie a chi ha già espresso la sua preferenza con l’early voting.
Stima: toss-up

GEORGIA (15): Obama crede di poter strappare la Georgia ai repubblicani, ma l’ultimo a riuscirci fu Bill Clinton nel 1992. Solo una grande mobilitazione dei neri, il 30% della popolazione nel Peach State, potrebbe dargli qualche possibilità. Ma l’eventualità che la Georgia diventi democratica è possibile solo se Virginia e North Carolina passeranno la barricata. E a quel punto vincere la Georgia sarebbe probabilmente inutile.
Stima: leaning McCain

FLORIDA (27): nel 2000 Bush la vinse per quei famosi 537 voti, mentre nel 2004 la vittoria repubblicana è stata più netta, intorno ai cinque punti. Le caratteristiche demografiche del Sunshine State avrebbero reso la vita molto più facile a Hillary, ma la scelta di Biden come vicepresidente potrebbe aver dato qualcosina ai democratici. Rimane comunque uno stato da tenere d’occhio, visto che la crisi economica si sta facendo sentire molto in questo stato e non solo i sondaggi, ma anche uno sguardo attento ai dati del voto anticipato, fanno trasparire qualche buona notizia per Obama.
Stima: toss-up

MISSOURI (11): lo Show-Me State ha sempre votato con il candidato vincente dal 1960 in avanti. Bush prevalse di 3 punti nel 2000 e di 7 punti nel 2004, ma la vicinanza dell’Illinois potrebbe avvantaggiare Obama. I sondaggi sono incerti più che mai.
Stima: toss-up

INDIANA (11): stato molto repubblicano, Bush nel 2004 vinse con il 61%. E’ in gioco per la crisi economica e perché una buona parte della popolazione dello stato è a Gary, a Nord Ovest, di fatto un sobborgo di Chicago. L’Hoosier State sarà il primo a chiudere le urne questa sera (alle 24 in Italia), ma la zona a Ovest (tra cui Gary) chiuderà un’ora dopo.
Stima: toss-up

MONTANA (3): Clinton lo vinse nel 1996, grazie all’attrattiva esercitata da Ross Perot presso gli indipendenti, ma Bush nel 2004 superò il 60% nella Big Sky Country. Obama ci ha trascorso il 4 luglio - che è anche il compleanno della figlia maggiore -, il governatore democratico Bill Schweitzer è un astro nascente del partito e i sondaggi parlano di una corsa serratissima. Tuttavia un margine, sia pur lieve, per McCain c’è, malgrado il MT sia tra gli stati che consentono la registrazione lo stesso giorno del voto.
Stima: leaning McCain

Tra parentesi, ma neanche troppo, oggi si vota anche per rinnovare l’intera Camera dei Rappresentanti e un terzo del Senato degli Stati Uniti. Quel che è certo è che i democratici avranno la maggioranza, almeno nei prossimi due anni, ma se scattano i 60 seggi al Senato scatta anche la maggioranza anti-filibuster. Anche questa sarà una corsa da tenere d’occhio.

Lorenzo Pregliasco

La comunità albanese e l’Italia Un rapporto che dura da 500 anni

Novembre 5, 2008 di il Politico.it  
Nel canale Politica

La comunità albanese e l’Italia
Un rapporto che dura da 500 anni

Novembre 5, 2008 di Redazione 

Questa è la storia di un popolo che cerca una difficile integrazione. Da noi. Gli albanesi sono in Italia da ol- tre mezzo secolo, sono moltissimi gli italiani di cultu- ra albanese e si tratta di un popolo in maggioranza ateo e quindi “vicino” (o permeabile) alla nostra cul- tura. Conosciamo, così, la loro storia.

Nella foto, lo sbarco “dei 30mila” del 1991

di Antonella LENOCI

Nell’Italia multiculturale un posto d’eccezione è occupato dalla comunità albanese: sono 282.650 le persone che ne fanno parte presenti sul nostro territorio, secondo dati Istat al 1°gennaio 2007. La prossimità geografica e le tradizioni storico-culturali hanno da sempre avvicinato gli abitanti illiri e noi. Oggi che gli albanesi rappresentano una delle maggiori comunità, conoscere loro e capire le ragioni dell’arrivo nel nostro Paese è fondamentale per la ricerca di una pacifica convivenza.
Il filo rosso che lega le due nazioni comincia con la notte dei tempi, ma il movimento di persone fra le due sponde può essere databile, e comincia all’incirca nel XV secolo. La comunità albanese non è solo composta da immigrati, ma numerosi sono gli stessi italiani con tradizioni e cultura albanese: si chiamano Arbëreshë, e sono una vera e propria minoranza etnica tutelata anche dalla nostra Carta costituzionale. E’ dal XV secolo in poi che si hanno testimonianze certe della loro presenza in Italia, ma alcuni storici sono propensi a datare ancora prima il sorgere di comunità Italo-Arbëreshë.
È comunque dopo la morte di Giorgio Castriota Skanderbeg (eroe nazionale albanese, il quale unificò le tribù dell’Epiro all’Albania e resistette per 25 anni ai tentativi di invasione dell’impero Ottomano) esattamente nel 1486, che le comunità di albanesi in Italia diventano più numerose, molto radicata la loro presenza nell’area meridionale del Paese, in terra di confine fra la Puglia e la Calabria ed anche in Campania e Basilicata.
Le comunità Arbëreshë, pur essendo perfettamente integrate, anzi essendo cittadini italiani a tutti gli effetti, conservano delle tradizioni loro, tramandano l’uso della lingua, che è differente dall’attuale albanese. Si tratta di una comunità che nonostante abbia attraversato 500 anni di storia è riuscita a mantenere vivo il legame con la terra d’origine e che ne conserva ancora gli aspetti folkloristici.
Ma oggi a catturare l’attenzione di gran parte dell’opinione pubblica non sono più gli Arbëreshë, ma sono gli immigrati albanesi che sono arrivati nel nostro territorio dopo la fine del regime stalinista di Enver Hoxha. E’ infatti solo dopo la sua morte che il popolo albanese ha potuto “liberamente” lasciare il paese, fino a quel momento l’immigrazione era vista come una delle innumerevoli piaghe sociali frutto del capitalismo.
Nel 1990 sono numerose le persone che si rifugiano nelle varie ambasciate presenti a Tirana, e l’Italia in quest’occasione accoglie sul territorio 800 persone.
Fra il marzo del 1991 e l’agosto dello stesso anno, sono giunti sulle coste pugliesi due importanti gruppi che segnano dei punti salienti nella storia della nostra immigrazione. Il primo gruppo giunto in Italia, formato da circa 30.000 persone, fondamentalmente giunge sul nostro territorio con imbarcazioni di fortuna, il più delle volte piccole imbarcazioni, le cosiddette “carrette del mare”. Le lacune abnormi allora presenti nella nostra legislazioni fanno sì che questa gente si trovi automaticamente in una situazioni non di clandestinità ma di alegalità. La maggior parte delle imbarcazioni venivano lasciate ad una distanza “pericolosa” rispetto alle coste pugliesi, proprio per sfuggire ai ferrei pattugliamenti delle coste da parte delle Forze dell’Ordine.
Il secondo gruppo giunge sulla costa pugliese nell’agosto del 1991, composto anch’esso da circa 30.000 persone ma giunte tutte su di un’unica imbarcazione. Le foto di quella nave strapiena di persone diverranno successivamente l’immagine pubblicitaria di un noto marchio italiano. È proprio in coincidenza di tale avvenimento che la nostra impreparazione si è manifestata in tutta le sue vesti. Queste persone vengono portate nello stadio delle Vittorie di Bari, e lasciate lì per diversi giorni. Molte ed aspre sono le critiche che tutto ciò solleva anche e soprattutto a livello internazionale.
Dal 1992 gli sbarchi sulle nostre coste rallentano, ma è con la “guerra civile” albanese che la situazione precipita nuovamente. A pochi anni dalla fine di uno dei regimi più duri ed efferati delle storia, una nuova crisi colpisce il popolo albanese. Il crollo delle società finanziarie, le cosiddette società piramidali, crea in Albania situazioni di tensione estrema, la gente vede i risparmi di una vita andare in fumo a causa di politiche dissennate. Ricomincia l’arrivo di albanesi sulle nostre coste, ed è proprio in questa seconda ondata che si colloca un ennesima tragedia. Il 29 marzo del 1997, nel canale d’Otranto una nave carica di immigrati si scontra con una nave della Marina Militare, 81 i morti nello scontro, con le indagine da parte della magistratura per fare chiarezza sulle reali dinamiche dell’accaduto che sono ancora in corso.
Attualmente non vi sono più sbarchi di clandestini albanesi sulle coste pugliesi, il loro arrivo sulle nostre coste è regolato secondo le disposizioni della legge Bossi-Fini.
Il percorso di integrazione è ancora in corso, molti gli sforzi tesi alla costruzione di uno scambio reciproco e proficuo. Gli albanesi presenti sono impiegati in molteplici attività, sia come lavoratori dipendenti sia come lavoratori autonomi. Il retaggio culturale di questo popolo non lo rende estremamente distante dal nostro anche per ciò che riguarda la religione, infatti l’Albania è stato il primo e l’unico stato al mondo a dichiararsi ateo. Ciò nonostante oggi gli albanesi vengono considerati musulmani, senza guardare ai cinquant’anni di ateismo totale subito e condiviso dalla popolazione.
Oggi l’immigrazione albanesi si mostra in un’ulteriore aspetto: sono molti gli studenti albanesi che scelgono di venire a frequentare le università italiane; infatti la quota maggiore di studenti universitari stranieri è costituita proprio dagli albanesi.
Conoscere aspetti e situazioni di un popolo che vive vicino a noi e fra noi è di fondamentale importanza, la conoscenza reciproca facilita il processo il lungo e difficile processo di integrazione.

Antonella Lenoci

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