La “Madonna del cardellino” di Raffaello torna nella Galleria degli Uffizi

Ottobre 28, 2008 di e.battilana  
Nel canale Dall'Italia

madonna_cardellino.jpgLa Madonna del cardellino, dipinta da Raffaello nel 1506, uno dei capolavori della pittura del Rinascimento, sarà presto nuovamente visibile al pubblico, dopo dieci anni di restauro, con i suoi colori originali e brillanti, grazie alla rimozione della patina e delle vernici aggiunte successivamente. La conclusione dell’intervento di ricerca e restauro, condotto dall’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, sarà oggetto di una conferenza che avrà luogo giovedì 30 ottobre alle 11 a Roma, presso la sede dell’Associazione della Stampa Estera in Italia, prima del ritorno dell’opera nella sua collocazione originaria, la Galleria degli Uffizi di Firenze.
Il dipinto sarà protagonista di una mostra che da fine novembre alla prossima primavera si terrà a Firenze, a Palazzo Medici Riccardi. Per l’occasione verrà allestito un percorso espositivo in cui sarà possibile effettuare un confronto con altri dipinti, realizzati dallo stesso artista e da maestri a lui contemporanei.
Dipinta in occasione delle nozze di Lorenzo Nasi, l’opera è considerata fra i migliori capolavori del periodo fiorentino di Raffaello. Dopo la sua realizzazione, il dipinto si spaccò in più parti, a seguito del crollo del palazzo in cui era conservato, avvenuto nel 1548. Da allora la sua storia è stata segnata da una serie di ridipinture che si sono sovrapposte nei secoli.


L’opera è giunta nel 1998 nel laboratorio di restauro della Fortezza da Basso e, mediante le prime indagini, si comprese che fossero stati aggiunti materiali che avevano alterato i colori originali. Indagini particolarmente approfondite, effettuate per ben due anni, per stabilire se e come sottoporla a pulitura, hanno visto il coinvolgimento di vari soggetti privati come l’Enea di Roma, l’Istituto Nazionale di Ottica e quello di Ricerca sulle Onde Elettromagnetiche di Firenze. Durante l’intervento i tecnici dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze hanno ritrovato la materia pittorica originale, caratterizzata da una policromia, elegante, ma anche accesa. Le novità non toccano solo la scala cromatica; particolari del prato, con i suoi fiori, o la cascatella che schiumeggia nel torrente presente nel paesaggio, erano completamente inintelligibili, poiché offuscati da una crosta di ridipinture. Era ignota, inoltre, la brillantezza stupefacente dei lapislazzuli del manto della Vergine. Il restauro, oltre a riportare l’opera al suo antico splendore, produrrà un ripensamento sull’immagine e aprirà le porte a nuove discussioni e dibattiti sullo stile di Raffaello.

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